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L’impetigine (prima parte)

In estate può capitare che i bambini si riempiano di piccole vescicolette rosse e crosticine gialle. Si tratta di impetigine, una contagiosa infezione di origine batterica che colpisce soprattutto i bambini dai 2 ai 6 anni. Ne abbiamo parlato con il Professor Giampiero Girolomoni, direttore della Clinica Dermatologica, Ospedale Civile Maggiore di Verona. L’intervista è stata realizzata grazie alla collaborazione con la Federazione Logopedisti Italiana.

Professore, arriva l’estate e con il caldo aumenta il rischio di impetigine
È vero. Si tratta di una delle infezioni della pelle più diffuse in età pediatrica. La
prima per incidenza nei bambini tra i 2 e i 6 anni.

Perché proprio in questa stagione?
Perché l’impetigine si sviluppa più facilmente in ambienti umidi e caldi, tipici
dell’estate. Inoltre con la bella stagione i bambini tendono a uscire di più e a
scoprire braccia e gambe.

La pelle è quindi maggiormente esposta a infezioni.
Se aggiungiamo una maggiore probabilità di ferirsi giocando o di essere punti
da un insetto, il quadro è completo.

Alcuni bambini sono più a rischio?
Tutti i bambini sono potenzialmente esposti all’impetigine. È stata evidenziata
però una maggiore incidenza dell’infezione nei piccoli che soffrono di dermatite
atopica o eczema (il 20% della popolazione pediatrica).

In questi casi la pelle è privata dalle normali difese immunitarie contro i batteri e quindi più esposte alle
infezioni di origine batterica.

Come riconoscere la malattia?
L’impetigine si presenta tipicamente con piccole vescicole arrossate nelle parti
più esposte del corpo, soprattutto bocca, naso, braccia e gambe. Queste lesioni
formano poi velocemente delle crosticine color miele che tendono a staccarsi
dopo alcuni giorni.

Impossibile sbagliarsi quindi…
Le lesioni sono abbastanza riconoscibili ma attenzione a non confondersi con
altre affezioni. Molte mamme per esempio confondono l’impetigine con l’herpes,
infezione virale che colpisce solitamente la cute attorno alla bocca. Il rischio in
questi casi è di dilungare i tempi di intervento, condizionando l’efficacia della
cura.

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